La SIAE acquisisce un compenso (denominato equo compenso) sui dispositivi di memorizzazione venduti in Italia. Ciò significa che esiste una tassazione preventiva su pellicole fotografiche, musicassette, VHS, CD, DVD, HD DVD, Blu ray, masterizzatori, hard disk, pendrive, schede di memoria, personal computer, decoder, lettori MP3, telefoni cellulari, ecc. poiché viene assunto a priori che vi si registrerà una copia privata di materiale protetto dai diritti d'autore, indipendentemente dal fatto che poi ciò realmente accada. L'ammontare complessivo degli introiti da equo compenso viene stimato, da Confindustria e Assinform, in 300.000.000 Euro all'anno. A fronte di ciò, la SIAE dichiara che tuttavia non può essere pienamente soddisfatta dei livelli di compenso che il decreto oggi fissa, non ritenendolo ancora pienamente "equo".

La SIAE può esigere il compenso anche per eventi di natura non lucrativa. Vi sono stati vari casi emblematici che hanno sollevato molte critiche:
* Richiesta di pagamento ad un'associazione che aveva improvvisato una piccola festa con dei bambini di Chernobyl che avevano cantato una canzone popolare bielorussa per ringraziare le famiglie del Progetto accoglienza di Chernobyl che li avevano ospitati in Italia.
* Richiesta di pagamento al Circolo Pensionati ed Anziani di Predazzo per aver cantato alcune canzoni della tradizione locale durante la tradizionale festa degli ultranovantenni del paese.
* Richieste di pagamento per il noleggio dello spartito dell'inno nazionale della Repubblica italiana

Il 65% degli artisti registrati alla SIAE alla fine dell'anno percepisce in ripartizione dei diritti meno di quanto versa all'ente per la quota di iscrizione

La pretesa della SIAE di richiedere compensi per diritto d'autore anche per le attività didattiche è stata oggetto di un'interrogazione al Governo da parte del senatore Mauro Bulgarelli, che ha anche proposto di valutare l'opportunità di estendere anche in Italia il concetto del fair use.

La SIAE svolge un ruolo preponderante nel Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore in base a norme poste in essere quando vigeva il Diritto corporativo.

La SIAE detiene nel territorio italiano un monopolio legale (ovvero concesso dallo Stato) sull'attività di intermediazione. Più volte è stato sollevato il problema dell'effettiva correttezza di una posizione del genere. Alcuni enti, come la FIMI, hanno chiesto che venisse modificato l'articolo 180 in favore di un mercato più concorrenziale.

La SIAE mette sullo stesso piano copyright e diritto d'autore, impedendo la libertà di un autore di condividere la propria opera con chiunque, anche senza scopo di lucro. Infatti secondo l'art.27 del Regolamento Generale della società: è vietato all'iscritto di rilasciare direttamente permessi di utilizzazione, anche se a titoli gratuito, ossia rilasciare opere e/o altro materiale sotto differente licenza (ad esempio Creative Commons).

Negli ultimi anni è in vigore una complessa "Ordinanza di Ripartizione dei diritti" che difatto fa sì che per alcune classi e attività (ad esempio i "concertini"), non vi sia certezza per l'autore di percepire i diritti, che pur i locali pagano.

Gli introiti di uno spettacolo o gli incassi di un locale, bar, Hotel, vengono dichiarati usando l'apposito modello 1026. Per tale modello la Siae ha finora preteso l'acquisto (in alcune agenzie era ammessa la copia scaricata da internet, in altre si doveva acquistare a pagamento). L'ufficio erariale Siae ha dovuto dichiarare però, nel settembre 2009, la legittimità dell'uso della copia del mod. 1026.