RAPPORTI TRA MOVIMENTO RAVERS E ISTITUZIONI

Castlemorton e il Criminal Justice Act

Nel 1992, durante il festival di Castlemorton avvenuto sulle colline a nord di Inghilterra, le forze dell’ordine fecero irruzione arrestando 13 membri degli Spiral Tribe, accusati di “disturbo dell’ordine pubblico premeditato”.

Il governo inglese vara nel 1994 il Criminal Justice Act, una serie di disposizioni legislative che impongono il divieto di riunirsi senza autorizzazione in più di dieci persone all’interno di uno spazio pubblico. Il rave è dichiarato illegale e per rave si intende una riunione notturna con più di cento persone in uno spazio aperto caratterizzato da musica (anche se il luogo è privato e la festa è organizzata con la partecipazione del proprietario). Per musica si intendono “suoni caratterizzati dall’emissione di una successione di battute continue”. Vi è la possibilità di sequestro di tutti gli automezzi e delle attrezzature tecniche e non allontanarsi dal rave o dal festival, dopo l’intervento della polizia, è considerato reato.

Reclaim the streets

Nel 1996, in risposta al Criminal Justice Act si sviluppa un’azione di protesta a livello globale racchiusa nello slogan “Reclaim the streets”, che consiste nell’occupazione di spazi metropolitani, azioni di disturbo del traffico urbano attuate in bicicletta (Critical Mass) e nell’organizzazione di “street party”, una nuova forma di corteo danzante caratterizzato dalla presenza di migliaia di persone che ballano seguendo i carri sui quali sono montati i sound system. A Londra lo slogan “Reclaim the streets” si avvale di diversi connotati sociali, politici ed economici:esso infatti abbraccia la protesta ecologista contro la speculazione stradale, la stigmatizzazione dell’auto come simbolo del vivere urbano, la reazione alla repressione poliziesca nei confronti dei free parties.

Rave legali

Ed è da queste parate musicali improvvisate che discendono le attuali manifestazioni realizzate un po’ in tutta Europa, note sotto il nome di Street Parade, tra cui la storica Love Parade di Berlino. Ma col passare del tempo questi eventi musicali hanno perso il loro valore di protesta e sono oggi manifestazioni legali, con tanto di sponsor come le ferrovie in Svizzera o le multinazionali delle bevande in Germania, dove si riuniscono ogni anno migliaia di persone dando vita a colorate parate danzanti. Oltre alla Love Parade di Berlino, e la Street Parade di Zurigo, che sono le 2 principali rave parade a livello mondiale, citiamo la Street Rave Parade di Bologna. La Street Rave Parade di Bologna, a differenza delle parate di Berlino e Zurigo è più impuntata ad essere un unione tra festa e manifestazione con contenuti politici, non è molto conosciuta a livello internazionale e i suoi frequentatori per la maggioranza italiani.

Pur essendo eventi autorizzati dalle autorità governative, non mancano polemiche: è il caso della decima edizione della Street Parade di Bologna che nel 2006 ha contrapposto il sindaco Sergio Cofferati e gli organizzatori della manifestazione, il centro sociale Livello57. Prevista per il 25 giugno 2006, la Street si è infine svolta il 1 luglio dopo aver sollevato numerose polemiche circa la sua organizzazione. Il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, le forze dell’ordine e il comune ne hanno osteggiato il carattere itinerante a causa dei danni riportati dalla città nelle edizioni precedenti e dell’ostentata vendita e consumo di stupefacenti tra i partecipanti. Per questo la sua proposta è stata quella di organizzare la Street all’arena Parco Nord o al centro Agroalimentare, nella periferia della città. Dopo questo braccio di ferro si è infine giunti ad un accordo e la manifestazione si è svolta mantenendo il suo carattere itinerante ma è stato limitato il numero di diffusori sonori presenti ed è stato accorciato il percorso autorizzato ad un solo km, contro i 7,5 degli anni passati. ma alla fine i “ravers” hanno deviato il corso della street parade e hanno percorso una strada ben più lunga passando per le strade non predisposte creando nn pochi disagi alla massa di automobilisti della città.

I rave oggi

In alcuni paesi europei come la Francia, l’Olanda, la Svizzera, il Belgio e la Germania, le autorità governative hanno cercato di arginare e rendere controllabile il fenomeno rendendo queste manifestazioni legali ma ciononostante ancora oggi continuano ad essere organizzati party illegali in tutto il mondo. Tuttavia negli ultimi anni da fenomeno di controcultura underground i rave si sono lentamente trasformati in un fenomeno diffuso e in una realtà per molti giovani appartenenti a diverse classi sociali e la progressiva manovra di mediatizzazione attuata dai governi ne ha determinato la morte, poiché ha svuotato queste manifestazioni del loro significato originario: oggi i rave rischiano di divenire nell’immaginario collettivo poco più che enormi “supermercati della droga” e gli ideali di collettività, unità e libertà si stanno lentamente perdendo.

La legge Mariani in Francia

Nel 2001 in Francia è stato varato un decreto legge (legge Mariani) che vieta l’organizzazione di rave senza l’autorizzazione dei prefetti locali, non consente il raduno di oltre 250 persone e prevede in caso contrario il sequestro dell’impianto e conseguenze penali per gli organizzatori. La norma prevede anche il dispiegamento di agenti o, nei casi giudicati pericolosi per la pubblica sicurezza, il divieto di adunarsi. Il decreto Mariani ha avuto la sua prima applicazione nella serata del 9 agosto 2001, quando 120 poliziotti hanno interrotto un rave party nella campagna di Bourg-Saint-Andeol, nell’Ardeche (Sud della Francia) sequestrando l’impianto stereofonico e disperdendo 700 persone.